Steve Jobs, l’uomo venuto dal futuro

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È del 15 giugno 1983 la cassetta ritrovata in cui un giovane Steve Jobs parla durante l’International Design Conference di Aspen (IDCA). La digitalizzazione del discorso, messo in rete solo lo scorso giugno, ha dell’incredibile, sì perché se oggi è normale parlare di certi argomenti, non lo era di certo 29 anni fa, quando ancora il Macintosh non era nato, i telefoni cellulari erano ad appannaggio di pochissimi e tutto ciò sembrava fatanscienza.

Durante il discorso sul tema “The Future Isn’t What It Used To Be”, infatti, Jobs ipotizza per il futuro dei computer-libro che sarà possibile “portare con sé ed imparare ad usare in 20 minuti”. Parla inoltre di una connessione radio con cui non sarà più necessario avere sempre tutti i dati a disposizione sul dispositivo in quanto con essa sarà possibile “comunicare con grandi database e altri computer”.

La cassetta originale del discorso

Un evidente riferimento all’iPad, alla connessione Wi-Fi e al networking come oggi lo concepiamo. Forse ai più giovani di noi non sarà chiaro abbastanza, ma all’epoca parlare di computer connessi tra di loro, in una struttura casalinga, era impensabile, la possibilità di potervi comunicare da qualsiasi punto del mondo, ed avere accesso ai propri dati ovunque, poi, era addirittura fantascienza, un po’ come pensare oggi a vacanze sulla luna o ad automobili volanti acquistabili in un qualsiasi concessionario… chissà se un giorno sarà davvero possibile. Tutto ciò fa infatti pensare al film “Ritorno al Futuro”, che sarebbe uscito nelle sale cinematografiche americane solo due anni più tardi. È come se Jobs avesse già visto ciò che sarebbe stato realizzato da lì a 30 anni e lo stesse raccontando a tutti, con incredibili dettagli.

Proseguendo, infatti, parla anche di altri progetti poi realizzati. Parla del sistema di e-mail che avrebbe ridisegnato la comunicazione e parla di un esperimento del MIT (Massachusetts Institute of Technology) del tutto simile a Google Street View. Parla di software non più distribuiti su inutili supporti fisici (floppy disc o nastri), ritenuti “arcaici” in quanto il software è digitale, ma direttamente sulla rete, attraverso la linea telefonica, con la possibilità di provarli prima di acquistarli definitivamente. E questo fa sicuramente pensare all’App store, e la comparazione che fa con il mercato musicale, nello spiegare che le persone che si recano in un negozio di musica già sanno che canzone acquistare in quanto già ascoltati i singoli alla radio, richiama incredibilmente iTunes.

Di seguito è possibile ascoltare il discorso integrale di quel lontano giugno del 1983, ma la qualità del nastro non rende agevolissimo l’ascolto.

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